mercoledì 21 luglio 2010

Grimilde, ovvero cosa fare nelle giornate afose

Avvertenze: questo post è sconsigliato ai minori di 18 anni di età. Ho detto sconsigliato, mica vietato!

La storia che andrò a raccontarvi è una storia di azione, sentimento, humour, sesso sfrenato, coliche intestinali e strani incantesimi. Un giorno di luglio di qualche epoca fa stavo andando all'università, per seguire le lezioni della facoltà di scienze blasfeme. Era una giornata caldissima, la strada sembrava sciogliersi e il mio calesse ardeva. I cavalli morirono prima di arrivare in facoltà. Dovevo pensare ai cavalli ma prima di tutto dovevo pensare alle cavalle. Eh si cari lettori, lo scenario davanti ai miei cristallini era degno del miglior calendario di Playboy.

Sulle strade, sui marciapiedi (e non è un caso), nelle locande e nell'atrio dell'ateneo era pieno di donzelle abbronzate, altre meno, comunque tutte di aspetto simpatico (vale a dire bone). Vestite anzi svestite, causa afa e soprattutto causa (o merito, dipende dai punti di vista) zoccolaggine. Non ricordavo nulla, avevo perso la capacità di pensare e sudavo. Tra le tante pecorelle smarrite ne vidi una che sembrava perfetta per me.
Era alta quanto basta per certi lavori oro-manuali, aveva 2 mammelle turgide che stavano tranquillamente in 2 boccali di birra da un litro, un sorriso smagliante, le calze smagliate, la maglia smagliata e... ah no, quello dopo!
Comunque, era proprio una DEA.

Mi avvicinai e le dissi: "Sei qui per i corsi di alchimia quantistica e biologia forense del prof Paul Marcinkus?" Lei mi rispose: "Si biondo ma non ho voglia di entrare, che ne dici se andiamo a farci un giro?" Ed io "Benissimo, anche se oggi ci avrebbe parlato del crac del banco Ambrosiano... vabbè andiamo" 
Girando per la città continuammo a parlare intensamente, infatti contai 18 frasi fatte in due ore e mezzo. Si chiamava Grimilde, cioè quello era il suo 'nome d'arte', evidentemente di notte si dava da fare in qualche arte particolare.
Io mi presentai a lei come Rambaldo, uno dei miei pseudonimi per le grandi occasioni. Ricordo che ci fermammo in un parco per bere da una fontanella dalla quale sgorgava grappa. Forse non era un parco ma una cantina sociale, comunque poco importa il dettaglio: mica state a guardà il calzino!
L'alcol ci aveva messi ko e lei mi disse "Andiamo a casa mia". "Va bene mia diletta, ripassiamo anatomia?" 
Ripassammo tutto il pomeriggio o sarebbe meglio dire me la ripassai tutto il pomeriggio. Mi aveva prosciugato e voleva continuare a prosciugare anche le mie finanze.

"Se ti vuoi fidanzare con me devi regalarmi una Ferrari, la Val D'Aosta, un atollo nel Pacifico, un diamante da 50000 € e un barboncino. Ovviamente a pulire la cacca del cane penserai te." 
Sinceramente vedendomi più in là con gli anni, col panzone e il rutto libero, magari al parco col barboncino che è roba da gay... bè non mi ci vedevo. "Oh Carla abbassa le ali e soprattutto le pretese!". "Ramby io mi chiamo Grimilde, comunque posso abbassarmi i pantaloni..." "Io voglio solo divertirmi con te, che hai capito? Il barboncino ficcatelo in..." "Oh no c'ho provato una volta, in culo non mi soddisfa, meglio un istrice."


Continuammo a discutere di tante cose importanti, ad esempio se fosse il caso che si depilasse tra le cosce o no. Dopo qualche settimese il nostro rapporto episcopale cessò e non la vidi più. L'ho rivista su internet


 Eccola, ora si è montata la testa e fa la playmate...

1 commento:

  1. Effettivamente pulire la cacca del barboncino sarebbe stato insopportabile....

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