venerdì 28 gennaio 2011

Il temporale dentro (prima parte)

Pioggia. Pioggia scrosciante impediva a tanti di muoversi velocemente mentre un fragore di scudi e spade riecheggiava nella vallata quando i fulmini davano tregua. Nella confusione di quegli istanti il guerriero sentì un odore che riconobbe tra mille altri. L'odore di quella donna, Kimeirah. Come facesse era un mistero ma riusciva a percepirlo incredibilmente bene. Da anni aspettava quel momento ed era finalmente giunta l'ora. Era accerchiato da un gruppo di nemici in un vicolo dal quale non poteva fuggire ma la sua mente era altrove. Li abbattè uno ad uno, erano solo dei ragazzini assoldati dal tiranno che governava l'esercito avversario, gente mandata a morire nel posto peggiore del mondo. Lui, Deinor, l'uomo che nel suo esercito primeggiava per forza, strategia ed abilità ma non per gradi era consapevole che quella battaglia stava per finire, stava per vincere un'altra volta. Eppure il pensiero di altre pacche sulla spalla dal suo re non lo rendeva felice, era troppo abituato alle promesse mai mantenute del vecchio monarca. Peggio ancora era il pensiero dei sorrisi beffardi del suo capitano, un pezzente che restava nelle retrovie poichè figlio di uno dei signori della città. Fu un istante e Deinor tornò a sentire l'odore di quella che un tempo era la sua donna e che non vedeva da tanti anni. Poi la vide tra le fila nemiche, in prima linea.

Gli sembrò un incubo, dover combattere contro colei che aveva amato e mai rinnegato. Eppure se la trovò di fronte e dovette parare i suoi colpi. Lei non l'aveva riconosciuto, non subito. Quando accadde, si fermò, sconvolta almeno quanto lo era stato lui nel vederla brandire una spada. Deinor le sferrò un pugno in fronte facendola cadere, poi la trascinò via. << Sciocca, avete perso, non vedi? Voi ed il vostro esercito siete ridicoli. Credevate di poter espugnare questa città in pochi giorni ed invece dopo 2 mesi d'assedio siete ridotti ad un numero esiguo di soldati in confronto al nostro. Il vostro comandante è pazzo>>. << Il comandante è morto Deinor! Il re ci ordina di combattere fino alla fine, fino allo stremo...>>
Il dialogo proseguì mentre andavano nella casa di Deinor, un'umile dimora poco distante dalla cittadella dei ricchi. Kimeirah raccontò della sua decisione di diventare una mercenaria, gli disse che era pagata molto per combattere e che non aveva altre alternative per sopravvivere. Non fece il minimo accenno a ciò che era stato del loro passato come coppia. <<Perchè mi hai colpita?>> << Non sopporto la stupidità e tu in quel momento mi sembravi fuori di senno. Se non lo avessi fatto io c'avrebbe pensato qualcun'altro a colpirti ma con la spada o la lancia. Puoi esser pagata e brava quanto ti pare ma sei pur sempre una donna. >> Lei rispose << Non hai perso il tuo sarcasmo... è bella questa casa per esser quella di un picchiatore di donne! >> << Questo è tutto ciò che mi rimane, era la casa dove vivevo con mia moglie e mio figlio.>>

Lei, sorpresa gli chiese << Tua moglie? Ehm... è morta?">> << Peggio: è fuggita con mio figlio un anno fa. Avevo scoperto che mi tradiva con un bastardo, il capitano dell'esercito. Aveva paura che la uccidessi, almeno questo secondo me è il motivo che l'ha spinta ad andarsene.>>
<< Non so cosa dire, tu... ti vedevo così distante dal matrimonio. Così poco avvezzo alla vita coniugale.>>. Lui sorrise << Le persone cambiano e lei era una donna ricca.>> << Ah, non l'amavi... povero bastardo vostro figlio. >> Fu questione di un attimo e Deinor accecato dall'ira la colpì con uno schiaffio in faccia. Lei restò barcollante in piedi e lo fissò: sembrava soddisfatta di aver provocato quella reazione. Deinor conosceva quel tipo di comportamento ma non era mai riuscito a spiegarselo. Si domandava spesso se quella donna lo avesse amato o se quei repentini sbalzi d'umore fossero parte del copione che recitava. << Sei sempre tu, come quando mi hai presa l'ultima volta, 5 anni fa...>> Dopo tutto quel tempo riusciva ancora a spiazzarlo ma questa volta il guerriero aveva un asso nella manica e non esitò a giocarselo. << Ti ricordo che sei una prigioniera ed in questo paese chi ha un prigioniero in casa può farne ciò che vuole: posso torturarti, renderti schiava oppure posso ucciderti. Ti conviene tacere>> ma lei non tacque e lo sorprese per l'ennesima volta << Violentami se hai le palle!>> 

Non scherzava e lui lo sapeva. Era eccitato nel vederla sanguinante, sporca di fango e perchè fino a pochi minuti prima l'aveva vista uccidere molti uomini. Erano suoi compagni ma non contavano nulla. La spinse contro il muro tenendole il collo bloccato con una mano e leccò la riga di sangue che le scendeva dalla fronte. << Questa sarebbe la tortura?>> gli disse con un velo di sarcasmo. Stavolta l'uomo non rispose e non mostrò segni di sdegno od impazienza sul volto. Improvvisamente le strinse di più il collo e infilò l'altra mano nella vagina. Kimeirah non se l'aspettava e rimase sconvolta. Ricordava un uomo dolce, sensibile, ricordava che fosse sempre lei a condurre il gioco ed a farsi avanti. In quegli istanti invece stava comprendendo che lui l'avrebbe stuprata davvero, ed era contenta perchè aveva sempre desiderato che Deinor la prendesse così. Sentiva  due dita cingerle il clitoride mentre cercava di respirare affannosamente. Godeva e soffriva. Di lì a poco qualcosa di inaspettato accadde: Deinor tolse le mani dal suo corpo e fece un passo indietro, prima di parlare << Se me l'avessi chiesto non l'avrei fatto ma tu me l'hai ordinato. Io non posso tollerare ordini da una donna. Credi che io sia ancora innamorato di te ma sbagli- e gridò- Sai cosa sei?>> lei non rispose << Sei una puttana, la mia puttana. >>

Ce l'aveva fatta, era riuscito ad insultarla. Era riuscito a dirle che non valeva niente e farle capire chi fosse a comandare. Quando erano fidanzati lei gli chiedeva mentre giacevano insieme di fare tutte quelle cose. Si era sempre rifiutato dicendole che la rispettava troppo. Ora non era più così, sapeva di poter essere il suo carnefice e che lei avrebbe accettato. Lei realizzò di aver finalmente trovato il bastardo che aveva sempre desiderato - potrebbe anche uccidermi ma sarei contenta - pensò. Deinor andò in un'altra stanza e quando tornò aveva con sè due corde, una piccola e l'altra lunga. Kimeirah si lasciò legare i polsi dietro la schiena poi, su ordine del Suo uomo, salì su uno sgabello. Deinor gettò la corda più lunga sopra ad una grossa trave facendola passare dall'altra parte e preparò un cappio. In quell'istante la donna ebbe paura e tentò di divincolarsi ma lui fu rapido ad infilarle la testa dentro. Ora non si poteva muovere. Cominciò a pensare che sarebbe morta senza essere sfiorata. Pianse. Deinor le tolse la corazza, con molta cautela gli stivali e le sottovesti. La vedeva in lacrime, nuda, con un cappio al collo ed in bilico su uno sgabello. Era più bella di come se la ricordava, più florida. Per la prima volta era indifesa e ciò lo eccitava in un modo che non poteva nascondere. Si spogliò e lei vide il fallo in erezione.

Non aveva ancora capito cosa avesse intenzione di farle ma la visione di quel membro grosso e duro la eccitò, stava per dire qualcosa quando lui parlò <<Questa è la tortura>>. Le si avvicinò, aveva la testa all'altezza della vagina. Lei capì ed iniziò a gemere prima di sentire la lingua di Deinor dentro la sua carne. Quando avvenne si sentì esplodere e gemette. Deinor la teneva ferma con le  possenti mani avvinghiate ai fianchi facendo in modo che il corpo restasse immobile. Lei cercava di divincolarsi perchè aveva voglia di baciarlo, di attaccarsi a lui, di assaporare il suo nettare. Era quello che aveva sempre voluto: essere torturata da Lui, sentirsi costretta a sottostare alla sua volontà. Deinor leccò a lungo fino a quando cominciò a sentire la lingua indolenzita. Quando si staccò la sentì urlare. Si sentiva felice come non lo era da tanto, troppo tempo. L'ultima volta che era stato con una donna, una puttana del posto, si era divertito ma dopo un giorno aveva già dimenticato. Ora ammirava la sua donna che grondava sudore, sporca, vogliosa di sesso. Fissò il triangolo ispido e poi il seno: vide che i capezzoli erano turgidi. Si riavvicinò ed allungò le mani arrivando al seno. Giocava con i capezzoli ome un gatto col topolino agonizzante ed era compiaciuto nel vedere il volto sofferente di Kimeirah. Lei godeva ma non abbastanza perchè doveva stare attenta a non perdere l'equilibrio, voleva liberarsi e lo implorò << Slegami, hai ottenuto quello che volevi, ora fa in modo ch'io possa ricambiarti.>> Deinor si passò un dito sulla lingua e ricominciò ad accanirsi sul seno impegnandolo di saliva. Poi andò dall'altra parte e si mise a morderle il sedere mentre con la mano destra penetreva ancora la vagina. Era pronto per slegarla e possederla totalmente. Lei stava impazzendo, sovente aveva l'impressione di poter svenire da un momento all'altro, non ce la faceva più. D'un tratto sentì il nodo allentarsi ed ebbe libere le mani che percepiva a malapena. Ma la sua volontà era più forte della fatica fisica ed alzò le braccia, andando a togliere il cappio dal collo.

2 commenti:

  1. Non critico assolutamente, e voglio tanto vedere come prosegue. Scrivi davvero bene, è un piacere leggerti ;-)

    RispondiElimina
  2. hai mica il numero di tel di Deinor? :-DDD
    bravo! ;-)

    RispondiElimina