lunedì 5 dicembre 2011

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Lo spettacolo era finito, il successo era stato superiore alle attese. Tutti facevano i complimenti soprattutto a lei che si sentiva lusingata e un po' commossa. Sapeva, in fondo, di non aver mai ballato così bene in vita sua. Sapeva che ogni volta era in grado di superare ciò che aveva fatto prima. Viveva per quel lavoro perché non lo considerava un impegno ma una passione. Si divertiva, si rilassava, si sfogava, si innamorava della danza e del pubblico. Era in procinto di entrare nel camerino per tornare a indossare gli abiti della vita che lei definiva "borghese" e anche per questo ripugnante. Era ciò che di più odiava perché dopo tutti quegli anni passati a vivere per quel meraviglioso spettacolo nel quale nasceva mille volte, il ritorno alla normalità (quella che per gli altri era tale) le dava un grande senso di solitudine e sconforto. Quella volta però ebbe l'impressione di essere capitata nel posto giusto e al momento giusto. Davanti al camerino c'era un giovane alto e slanciato; moro con gli occhi neri e un sorriso splendente seppur a labbra serrate. Doveva avere i suoi stessi anni, si disse. Di ammiratori/corteggiatori ne aveva avuti tanti e nessuno era riuscito a colpirla, nemmeno quelli che le avevano dedicato canzoni e poesie. Una volta un signore sulla quarantina le aveva donato 100 rose rosse e le aveva mostrato un diamante del quale lei non volle sapere il valore: non era interessata a quel genere di cose. Le sue coetanee sarebbero impazzite ma lei era un'artista che viveva di emozioni violente.

In quegli istanti stava guardando quel ragazzo che non aveva nulla da regalarle, forse lui aveva capito che cosa potesse farla appassionare. "Buona sera signorina Ilenia, lei è la più rava ballerina che esista sulla faccia della terra" - "uhuh esagerato... ma dammi del tu, suvvia credo che siamo coetanei. Ti ringrazio...?" Il giovane sospirò e disse "immagino che tu voglia sapere il mio nome: non ha importanza. Io non te l'avrei chiesto ma come puoi immaginare l'ho letto sulla locandina. Ogni sera. Sono venti sere consecutive che ti osservo e ti ammiro." 
Ilenia era stupita, non sapeva se quel tizio stesse dicendo tutta la verità ma era del tutto presa dal suo modo di parlare. Aveva una voce dolcissima e al tempo stesso decisa. Poi il giovane parlò di come l'aveva vista danzare nei vari spettacoli: era un intenditore e diceva la verità.
"Non ho mai ricevuto dei complimenti così accurati, non c'è mai stato un ammiratore che curasse i dettagli della mia arte. Tu sei eccezionale. Non vuoi dirmi il tuo nome." - "No, il nome è solo una maschera o se preferisci, un involucro." - "Ma in che modo posso rivolgermi a te?" - "Chiamami esteta della danza". 
Quella conoscenza era straordinaria, per la prima volta Ilenia si sentiva coinvolta nel parlare con un uomo che la apprezzava davvero per il suo modo di vivere la danza. "Ora devo andare ma intendo rivederti, ti lascio il mio numero..." - "No che volgarità, una banale cifra per un arrivederci! Non riduciamoci a questo. Dimmi piuttosto quando sarai qui. " Lei fu stupita e felice di quella frase e disse "domani vengo per le prove del prossimo spettacolo ma potremo incontrarci alla fine. Le cinque e un quarto." 


La sera seguente lui era elegantissimo. Lo era per gli occhi di Ilenia. Non indossava abiti eleganti ma dei comunissimi jeans e una felpa eppure al suo cospetto persino il Principe Azzurro sarebbe sembrato un rospo. La portò nel migliore ristorante della città senza proferire parola durante il tragitto in auto. Parlò poco anche a cena. I sorrisi non poteva lesinarli e lei stava molto bene ogni volta che lo vedeva contento o imbarazzato. Non pensava alla danza, non quella sera. Era tutta per lui, quel misterioso "esteta della danza" che aveva uno sguardo sovente impenetrabile e un'espressività nel complesso unica. Si sentiva desiderata ma man mano che il tempo passava non riusciva più a trattenere l'istinto di sapere qualcosa in più. Dopo l'ottima cena andarono a casa del giovane dove apparentemente abitava da solo (anche a giudicare dal disordine). Lì
Ilenia gli domandò "tu sei l'unico che non mi abbia fatto un regalo, nemmeno fiori. Il tuo gesto significa molto per me. Cosa ti ha spinto a pensare che io non volessi nulla?" In quel momento un velo di mal celato imbarazzo coprì il volto del giovane che rispose con banale sincerità "a dire il vero non ho pensato nulla. Io non avevo soldi, nemmeno per comprare una rosa. Non ho nulla." Le venne spontanea un'altra domanda "e il ristorante?" - "Ho rubato, la scorsa notte. Non chiedermi dove né come. Ho commesso un furto pur di regalarti una buona serata." 


"Tu stai... scherzando" - "Non dirlo. Io sono sincero. Ti ho vista tutte le sere, mi sono innamorato dei tuoi movimenti, delle tue espressioni, della tua grazia. Tante volte ho cercato in me la forza di venire seppur a mani vuote da te. Mi ritiravo sempre. Poi ieri sera ho pensato che sarei rimasto una vita intera con il rimorso e allora sono venuto. Ho visto una persona splendida, che meritava tanto. Ho deciso di fare quello che ho fatto e ovviamente spero di poter rimediare al danno che ho fatto. Ora l'importante è che tu sia qui e spero di non averti turbata. Sei importante per me".
Ilenia era frastornata ma nonostante tutto quella le parve la più spontanea dichiarazione d'amore che le fosse mai stata fatta. Prese il volto dell'uomo tra le sue delicate mani e lo baciò. Era commossa per quello che lui aveva fatto, un gesto di altruismo fuori dal comune. Era commossa per quello che provava mischiando i loro sapori. Lo amava. Sentiva di potergli dire tutto e di poter fare qualunque cosa. Era protetta. Dai movimenti poco convinti del ragazzo, capì che era vergine e condusse le danze; non quelle che interpretava ogni sera ma quelle decisamente più piacevoli e profonde che gli altri chiamavano sesso. Dopo pochi minuti ebbe una frazione di secondo in cui fu lucida e pensò - un uomo che fino a ieri non conoscevo, un uomo di cui non so neppure il nome e che ha commesso un furto per pagarmi una cena in un ristorante di lusso, un uomo di cui mi fido più di me stessa ora è dentro di me.

Fecero l'amore nel modo più intenso in cui potessero farlo. Erano letteralmente esausti quando finirono per abbracciarsi prima di prender sonno. La mattina seguente fecero colazione insieme: Ilenia era contenta di stare con quell'uomo, il denaro non era un problema e poi a lei non mancava. Tutto sommato non pensava a un probabile futuro insieme a lui, voleva godere di quei momenti e ciò che più contava era il presente. Lui non era mai stato così felice: la donna dei suoi sogni era lì, nella casa di uno squattrinato dunque non era vero quello che gli dicevano i suoi vecchi amici "senza soldi la donna non la conquisti e poi con quel nome dove vuoi andare?". Bastava non svelarlo però lui sapeva che prima o poi avrebbe dovuto farlo. Accadde proprio pochi istanti dopo quando lei gli disse "esteta della danza è una forma poco pratica, non trovi? Dai amore mio, dimmi come ti chiami." Lui se non fosse stato per quelle due parole avrebbe continuato a nasconderlo ma d'improvviso si era tranquillizzato - cosa può importare a lei? Nulla, siamo qui e ci amiamo. "Pensi che non cambierà nulla da parte tua?" - "Ahah e perché dovrei cambiare per il tuo nome? Sciocchino!" L'espressione divertita e al tempo stesso provocatoria sul volto della ragazza tolse ogni remora al giovane, che disse con una calma che pensava impossibile fino al giorno prima "mi chiamo Odoacre". Sul volto di Ilenia il divertimento lasciò spazio al disgusto "so cosa pensi" disse Odoacre "ora ti mostro la carta d'identità e vedrai che non mento". Con enorme stupore Ilenia lesse proprio quel nome e poi lo guardò per l'ultima volta in faccia. Poi una risata di scherno, una grossa grassa risata che lui ricordava come un evento frequente tra i suoi vecchi amici (tutte persone che per via del suo nome l'avevano abbandonato). Ilenia si alzò: sul suo volto era sparita ogni minima traccia di amore, empatia, affetto e comprensione; d'altra parte tratteneva a stento le risate che per una ragazza dai modi posati come lei erano davvero qualcosa di inconsueto. "Che nome di merda!" esclamò, poi prese le sue cose e uscì.

6 commenti:

  1. mio nonno si chiama Odoacre... e dico sul serio :-( povero nonno...

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  2. Se ti può consolare, mio nonno si chiamava Artidoro

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  3. Mi è consentito dire che Ilenia (ma con la Y) è un nome da troione? Con la Y nel nome, non la macchina!

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  4. Conte: io l'ho messa senza Y proprio per destare tale reazione

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  5. Devo dire che la storia è talmente fuori dalla realtà....sembra più una favola cattiva che altro.
    Odoacre...a me piace come nome!

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