mercoledì 29 febbraio 2012

Bloggin Day- Tana libera tutti

Sono dieci. Ne manca uno e sarebbe una squadra di calcio ma questo purtroppo non è un gioco. Sono persone che lavorano e stanno pagando per questo. C'è chi come Rossella Urru dedica la propria vita agli altri ed è, a mio avviso, ciò che tutti dovremmo fare almeno una volta. Queste persone non destano scandalo e non son degne del gossip, per l'italiota sono poco più che numeri. Mi ricordo bene il caso di Francesco Azzarà, cooperante di Emergency che fu rapito in Sudan e di cui le televisioni non diedero mai notizia. Ricordo che il 16 dicembre, giorno in cui andavo in Calabria a trovare ELLE, sull'autobus  ascoltai la notizia della sua liberazione e fu senza dubbio un buon viatico per quelli che poi sarebbero diventati i giorni più belli della mia vita. Mi ricordo di Vittorio Arrigoni che modestamente considero la persona più importante dell'anno passato ma della quale vorrei che non si perdessero le orme, poiché il suo messaggio è forte e sono certo che gli sopravviverà. Mi ricordo dei quattro italiani che furono sequestrati una decina di anni fa in Afghanistan, un certo Quattrocchi ci diede pure un esempio di come muore un italiano: con un colpo di mitra alla nuca. Ricordo il caso di Giuliana Sgrena e la terribile uccisione di Nicola Calipari, morto ammazzato da un soldato americano...
Mi ricordo Enzo Baldoni giornalista freelance che fu ucciso in Iraq nei giorni in cui Baldini vinceva la maratona olimpica. E voi li ricordate tutti? Ce ne sono altri di nostri connazionali che sono stati sequestrati e sono passati nel dimenticatoio ancora prima di essere "famosi". Sono persone che non volevano la celebrità, così come non la vogliono Rossella e gli altri. Sono sicuro che a loro non interessa se i sallusti, belpietri e stracquadani se ne infischiano e parlano della fica di Belen.

C'è chi ai nostri connazionali vuole conferire onori quando tornano in patria, come se fossero dei soldati. In realtà gli attivisti per i diritti umani sono l'esatto contrario di chi è pagato per uccidere. Sono persone disposte a dare la vita per gli altri e per terre che si sentono cucite addosso. Parlarne forse non serve a farli tornare vivi ma non si può fare finta che non esistano. Facciamo in modo che Internet e cioè tutti noi meriti davvero il nobel per la pace, facciamolo per quei familiari, amanti, amici, mogli, mariti, fidanzati, fratelli che stanno soffrendo e sperano. Non chiudiamo gli occhi e non ci tappiamo le orecchie.

9 commenti:

  1. Ti faccio leggere quello che ha scritto un'amica di FB a proposito di 'eroi' e con l'occasione voglio dire che il nazionalismo d'accatto, come quello espresso dai marò che hanno ammazzato i pescatori indiani io non lo sopporto. Di chi si sente italiano solo perché indossa una divisa e ha un fucile col colpo in canna ne farei volentieri a meno, visto che il nostro paese ripudia la guerra per Costituzione. Essere italiani non è una nota di merito né una caratteristica che fa pregio. Anzi.
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    Non c’è bisogno d’eroi



    Luca Abbà non è un eroe. Non è nemmeno un “cretinetti” come scrivono quei servi tristi del giornale. Luca Abbà è una vita umana prima di tutto, poi un combattente. Un vero credente. Sì perché questo mondo è cambiato al punto che ormai, i credenti, sono quelli che ancora combattono per un ideale, per qualcosa in cui credono, e non – come hanno insegnato gli ultimi anni di devastazione culturale – quelli che sperano che il loro Dio ci metta una pezza, anche rimondando le coscienze svendute in cambio di danaro.



    Luca Abbà, semplicemente crede che un territorio non debba essere devastato per favorire l’arricchimento della solita mafia, quella che scava, quella che smaltisce i materiali tossici o inquinanti, quella che gonfia i prezzi dei binari, quella che ricicla vecchi treni da demolire e li vende per nuovi. La mafia del marketing, degli spot da rilanciare nelle televisioni appese nelle stazioni, e tutte le mafie di stato o private, che sulla pelle dei cittadini si arricchiranno ancora. Per credere che tutto questo non debba essere favorito non c’è bisogno di essere eroi; semplicemente bisogna essere possessori di una coscienza, meglio ancora se anche civile.



    Si è eroi in Italia quando ogni mattina prendi un treno regionale o locale per andare a lavoro. Un treno che si riempie di neve, d’acqua, di polvere e sole, a seconda del tempo che fa. Un treno che ti porta a lavoro – se arriva – con ore di ritardo. O si ferma in mezzo alle campagne innevate d’inverno o assolate d’estate. Si è eroi quando si sceglie di andare dal centro al sud, col treno. O quando scegli di usare il treno per sportati nel sud, o nelle isole – che se vai a piedi, sei sicuro che se non muori almeno arrivi, là dove stai andando.



    Chi lotta è un eroe per quelli che vorrebbero essere a sinistra, un coglione per quelli di destra. Questa è storia, anche se una volta forse anche a destra si rispettava l’idea dell’ideale. I giornali, anche di destra erano veri giornali, con gente pagata per scrivere. Una volta i giornali di destra avevano giornalisti che non si sono piegati al mafioso, che non lo hanno servito per garantirgli di mangiarsi il paese intero, e le sue valli, e le sue coste, e le bellezze naturali che potrebbero farci ricchi più dei paesi produttori di petrolio, con il vantaggio che nessuno ci avrebbe mai bombardato per potercele rubare.



    Chi oggi lotta, è una persona. È uno che ha compreso che nonostante tutto si ha il dovere morale e civile di non rendersi complici di questo sistema famelico, che tutto vuole e nulla ridà indietro. Chi lotta è l’unico che continua imperterrito ad andare avanti, guardando al futuro, avendo contezza di ciò che potrebbe diventare se fossimo tutti fermi, idioti e schiavi.



    La lotta in nome di un ideale, è la base della civiltà. È l’unico modo per uscire dallo stato di imbarbarimento che troppo a lungo abbiamo dovuto sopportare.



    Eroico sarebbe per gente come quella merda di feltri o quell’ebete di belpietro, quel coglione di castelli o un leghista pezzente qualunque, comprendere il senso di quel che ho scritto.



    Rita Pani (APOLIDE)

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  2. Parole sicuramente da condividere. Credo che questo testo possa essere ricondotto alla canzone di Caparezza, titolata per l'appunto "Eroe" e non è storia degli ultimi giorni

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  3. Naturalmente il post per Rossella c'è, nell'altro blog, quello un po' più serio.

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  4. Già, da sempre è eroe chi parte bene, ma anche male, armato. Ossia in grado di difendersi. E di offendere.
    Chi parte armato solo di un ideale, per aiutare, per curare, è considerato poco più che un mentecatto, perché potrebbe starsene a casa, al caldo, con pasti regolari, con amici e parenti...
    E noi diamo onori militari, intestiamo vie o piazze, agli eroi armati, lasciando i non-eroi, quelli che non costano in euro milioni di milioni, al loro destino (in fondo, hanno scelto loro di andare a farsi sequestrare, no?).
    Povera italiA, italiA di merda!

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  5. si dobbiamo parlarne sempre e non dimenticare.
    Liberi!

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  6. ma..... ci sono ancora eroi?
    per me non lo è un soldato... ma non lo è nemmeno chi fa della sua vocazione un mestiere, per quanto sia nobilissima sia la vocazione che il mestiere.

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  7. Hands: ti rispondo con una stupenda frase di Pirandello "è molto più facile essere eroi che galantuomini. Eroi lo si è una volta, galantuomini bisogna esserlo sempre".

    Io son del parere che l'eroe nel senso più alto del termine è comunque una persona passata A MIGLIOR VITA, come dicono i fan di Osiride

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  8. Ce lo ha detto prima un’agenzia che la Farnesina, anzi, la notizia era già arrivata alla questura di Oristano ma al nostro ministero si vede che erano tutti molto occupati, però va bene. Bentornata, piccola…

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  9. Estrella_Marina: non so se sia un caso che la liberazione sia avvenuta dopo 3 giorni dal "bloggin day" ma se non è una coincidenza, sarebbe probabilmente più che sensata l'idea di dare il nobel per la pace a internet

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