sabato 24 marzo 2012

Elogio del vecchio impiegato postale

Tanto tempo fa alla posta ci si andava per spedire lettere, pagare qualche bolletta, mettere i soldi nel libretto che è probabilmente l'unico oggetto più tagliente della katana. Poi è avvenuta la rivoluzione digital-satellitar-palmar e la posta è diventata un luogo assai misterioso: sai quando ci entri ma non quando ne esci e soprattutto in quali condizioni. Il nostro impiegato storico, tale Igino, se ne andò in pensione proprio perché con il computer non voleva avere a che fare. Ora gli impiegati si alternano: un po' perché stiamo in culo ai lupi e dopo il terremoto (l'ufficio è stato chiuso un anno e mezzo) la situazione è peggiorata, un po' perché con i mezzi supertecnologici non hanno molta dimestichezza. Il signore barbuto che c'era fino a pochi mesi fa, prima faceva il portalettere. Metterlo dietro la scrivania è stato un errore imperdonabile.
Devo ricaricare la Postepay- ehm... vediamo se ce la facciamo. Ah, se non ce la fai te...
Un giorno disse a una signora "io i conti non li so fare": no dico, i conti quelli che hanno insegnato a tutti in prima elementare, non le radici cubiche. Oltre alla lentezza e incapacità cronica c'è il problema dei terminali che dal nome evocano qualche cosa di bruttissimo. Sembra che si parli di cyborg venuti per distruggerci. Attento, mo so cazzi coi terminali!


Quando c'era Igino, come ricordano i paesani più vecchi, la posta era sempre vuota perché lui stava a giocare a pallone nel cortile. Doveva fare poche cose e quelle poche le faceva. Oggi la posta è un centro di accoglienza. Manca che solo che distribuiscano coperte e piatti caldi ma secondo me Poste Italiane ci avrà già pensato, con quei falchi che hanno in direzione. Lo staff è fatto da esperti e secondo il capo le cose funzionano molto bene. Molti servizi e molte seccature. Io ci vado sempre di sabato perché ingenuamente penso tanto non c'è nessuno. Infatti non c'è molta gente ma ogni volta, si blocca. Allora chiamano il tecnico (se non c'è già) che ormai va di moda; solo che non è sobrio, smadonna di brutto. Il tecnico molto spesso desiste, i nonni in fila pure. Non c'è neanche la gnocca. Aumentano i foglietti informativi, chissà quanti alberi hanno abbattuto per farli. Ci sarebbe da leggere per mesi e mesi, del resto con i tempi di attesa...

3 commenti:

  1. C'era una volta il bidello e bidellava, c'era una volta lo spazzino e spazzinava, c'era una volta il porta-lettere e queste portava, c'era una volta il vigile e vigilava, c'era una volta il giudice e giudicava, c'era una volta il portinaio che nel condominio faceva di tutto...
    Quanti "c'era una volta..." ormai cancellati. Restano nella memoria e nel rimpianto di chi a suo tempo li ha goduti.
    In posta, con tutte le novità messe in campo, non hanno neanche messo un numeratore d'accesso (almeno da me) e bisogna ogni volta presentarsi col coltello tra i denti per far rispettare la fila a gente che dice di avere fretta o di essere arrivata prima. Sempre un pizzico di fretta più di te.
    Ciao, oggi è sabato, buon divertimento.

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  2. Ah gatto il numeratore da me c'è, è vero pure che c'ha un foglietto attaccato sopra con sritto "fuori servizio" 365 giorni all'anno... ma quella è un'altra storia. Inneres pure tu... sempre di sabato... :)

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  3. Lei: "dicaaaaaaaaa?"
    Lui: " Devo fare una raccomandata"
    Lei: "Un attimo e sono sciubitodalei"

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