mercoledì 27 giugno 2012

I numeri e le persone

Ora è tempo di scrivere qualcosa che ho in serbo da settimane e a dire il vero speravo di non dover scrivere. Sarebbe più giusto dire che speravo non si verificasse la situazione dalla quale sono scaturiti i pensieri che state per leggere; invece è successo tutto quello che non doveva succedere. Sto parlando del terremoto in Emilia. Mi ricorda maledettamente quello che ci ha devastati e ci devasta ancora (vi spiegherò perché). La potenza della scossa principale è stata di 5.8 se non sbaglio, quindi la stessa magnitudo del nostro 6 aprile; per altro si tratta di magnitudo locale ovvero quella che registrano i nostri sismografi (che sono per terremoti poco forti) ma questa è un'altra storia. Io non lo so se in Emilia c'erano già state scosse, se come qui ci fosse uno "sciame" che andava avanti da mesi (eppure nessuno ha dato ascolto a ciò che sismologi qualificati dicevano) o se invece il terremoto è arrivato improvvisamente. Non lo so e comunque non cambia un cazzo, perché ancora una volta l'italietta piange, fa i conti con i danni e con i morti. Il terremoto dei capannoni l'hanno ribattezzato perché in fondo sembra che i capannoni o le strutture in genere, siano più importanti delle vite. Solo che quei capannoni grazie ai figli di puttana che li hanno costruiti-progettati delle vite se le sono portate via davvero. Ci sono già le inchieste che come è noto non portano a nulla. Lo dimostra quello che sta accadendo qui on decine di imputati quasi tutti morti o troppo vecchi per finire al gabbio. A parte che in questi casi penso sarebbe sacrosanto pretendere una giustizia immediata il che non vuol dire fucilazione. Sarebbe troppo comodo comunque per quelle persone passare il resto della vita in cella.

I danni dicevamo. Non paragonabili al "nostro" terremoto. Il macabro conto dei morti, feriti, sfollati è nettamente a nostro, perdonatemi la bestemmia, vantaggio. Anche le stime dei danni economici, qui ancora non finiscono i calcoli. L' Emilia sarà ricostruita bene e subito: perché? Il 2% del famoso PIL, di cui i Masai continuano a sbattersene il cazzo campando alla grande, viene da lì. Se non sistemiamo l' Emilia, diventeremo una provincia dell' impero austro-franco-ungarico di 'sta ceppa. Noi invece abitiamo in una regione e soprattutto in un'area poco produttiva a livello industriale, un'area sconosciuta anche a chi in geografia aveva 10, ergo a nessuno è mai interessato qualcosa e fatto salvo qualche eccezione dopo i primi mesi la "gara di solidarietà" è finita con tutti ritiri. Per cui cari emiliani e care emiliane che leggete questo blog, non scoraggiatevi. Presto potrete tornare a produrre.
Però vi voglio dire una cosa. Io non sapevo prima di quella notte cosa significasse vivere un terremoto. Ora lo so e ogni volta che ce n'è uno da qualche parte nel mondo mi sento uno schifo. C'è una cosa che ho imparato in questi tre anni: le vere vittime del terremoto non sono quelle morte ammazzate da calcinacci, tegole, armadi. Quelle sono vittime dell'uomo. Dei costruttori, dei furbetti, dei dott ing prof. Le vere vittime sono quelle che muoiono dentro con il passare del tempo. Sono gli anziani soli che senza casa non sanno più vivere, sono i cassintegrati che dopo tre anni stanno in albergo a pagare il mutuo per la casa che è crollata e si ammazzano oppure ammazzano i figli, sono gli adolescenti che si impasticcano e bevono alcolici come un cammello quando beve acqua. Le vittime sono i malati terminali, quelle persone che avevano resistito al peggio (si diceva).

Ho visto persone, continuo a vedere persone perdere completamente la lucidità, la memoria. Il terremoto ci ha cambiati, ci ha fatti sicuramente tornare con i piedi per terra. Dal 6 aprile non sono più lo stesso e non tornerò mai a com'ero prima. Il terremoto ti rimane dentro. A fine 2010 uno studio di un istituto di ricerca quantificava nel 120% l'aumento del consumo di sostanze stupefacenti tra i più giovani rispetto al trend di due anni prima. Sono aumentate le incidenze di tumori la maggior parte dei quali mortali. In un paese qui vicino sono morte 70 persone in tre anni, su una popolazione di poche centinaia. Sono morte più di 3000 persone in tutta l'area che era stata colpita, il cosiddetto cratere. I numeri però non bastano, non ti fanno capire cosa significhi ripartire se ti hanno segato i piedi.

8 commenti:

  1. Capisco i tuoi sentimenti, o almeno posso immaginarli. Secondo me il tuo sfogo è fin troppo morigerato.

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  2. Non so se riuscirei a sopravvivere alla mancanza di tutto, non perché non si possa vivere anche con poco, molti lo fanno addirittura con niente, ma perché il senso della proprietà per me è un fatto tutt'altro che materiale, io amo le cose (e, naturalmente, le persone) di cui mi circondo, anche l'oggetto più inutile che ho in casa ha un suo significato, una storia. E pensare che si possa perdere tutto in un attimo, nello spazio di quel frastuono che fa da cornice ad un terremoto non riesco neanche a concepirlo.

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  3. Estrella_Marina: anche io alla mia casa sono legato da ricordi affettivi, perché senza questi non avrebbero senso i muri, le intercapedini, i pilastri, il tetto. Niente

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  4. Io stento a riconoscere due miei amici di lì.. e non so se riuscirò più a ritrovarli! comprendo ciò che dici, benissimo, è un malessere sottopelle e, a volte, nemmeno tanto! :(

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  5. è un post che credo non possa essere ben inteso da chi non ha mai vissuto quell'esperienza..
    ma è vero.
    io lunedì ero a cena con un amico di quei paraggi... e le mie cazzate svanivano davanti ai suoi racconti...

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  6. Bad Hands: assolutamente vero, solo vivendole certe esperienze ti possono far capire o provare a farlo

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  7. è un piacere leggerti.
    ti scrivo dalla mia amata emilia e, a differenza di quanto ti scrivi, ti assicuro che dopo due mesi non è cambiato gran che, fatta eccezione per una maggior consapevolezza di tutti i colpiti e lucidità. credi davvero che torneremo ad esser il 2caro% della nostro caracara patrietta? io dubito vista la triste situazione del paese (e draghi ci sta giusto aiutando a renderci eterni debitori delle banche). sarà una lenta disgregazione (dammi pure della pessimista).
    l'unica osservazione che ti faccio è che la tua rabbia dovrebbe esser riversata sui legislatori; chi doveva controllare-imporre vincoli-evitare crolli tramite semplici accorgimenti?di porcherie ne ho viste ma ti assicuro che se la legge fosse stata diversa magari saremmo i terremotati dei centri storici o delle chiese..

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