domenica 17 marzo 2013

Dei pregiudizi, delle facilonerie, del tutta l'erba in un fascio mi son rotto il cappero

Pochi giorni fa ho ascoltato e preso parte a una discussione sulla pedofilia. Nel caso specifico si parlava degli abusi di alcuni sacerdoti nei confronti di giovani parrocchiani.  Mi ricordo che una persona ha fatto accenno a un caso di una violenza subita da un 12enne. Al che una signora, con fare perentorio e un po' sorpreso, ha esclamato "ma scusate, se a me qualcuno mi veniva a toccà a 12 anni, gli davo nu zampatone nel sedere!". Ha ribattuto più volte su quel nodo cruciale, mentre le altre persone non sapevano esattamente cosa dire.
Io sono intervenuto dicendole "purtroppo non possiamo sapere cosa passa nella testa di una persona che è stata violentata." Lei mi ha risposto "si ma posso capì che succede una volta, però dopo se non reagisci e ti lasci fare vuol dire che ci stai." Quello che sostiene lei è che un bambino a 4/5 anni può non capire ma già dai 6 anni in su si rende conto di quello che capita. Io le ho detto "prendiamo un altro esempio: sai che due donne su tre e si tratta di adulte, tra quelle che subiscono violenze, non denunciano?" - "si ma è diverso, quelle non lo fanno perché si vergognano". A 12 anni invece, secondo lei, sia i maschi che le femmine hanno tutti i mezzi per capire e reagire senza subire oltre. Altrimenti vuol dire che gli sta bene, gli piace (questo non l'ha detto ma l'ha lasciato intuire).

Come ho detto alla signora, non si può capire cosa c'è nella testa di una persona che subisce una violenza consapevolmente. Non possiamo sapere quali sono i meccanismi che si innescano e che portano tante volte al silenzio. Silenzio che resta per anni. Sono diversi i casi in cui uomini o donne di 18/20 anni e oltre hanno testimoniato riguardo ad abusi subiti quando erano molto piccoli. Questo perché? Non tutti sono maturi alla stessa età, non tutti hanno il carattere forte. C'è chi probabilmente, si chiede se non sta facendo uno sbaglio nel denunciare una persona che dice di volergli bene (i pedofili sono così). E pensiamo a chi subisce non essendo in grado di capire!
Io stesso conosco una persona che subito dei comportamenti da parte di un adulto, quando non aveva neppure 10 anni, che erano tutt'altro che normali. Ma aveva rimosso tutto, fino a quando non ha sentito alla tv la testimonianza di un adolescente che aveva subito più o meno le stesse cose. Dopo 15 anni, almeno 15, si è ricordato di quell'evento. All'epoca non aveva provato fastidio: perché? Gli piaceva? No. Semplicemente non era in grado di capire dove finiva la confidenza e dove iniziava la violenza. Se fosse successo quando aveva 14 anni, ed è un ipotesi badate bene, avrebbe reagito e non si sarebbe fatto neanche sfiorare (questo è ciò che penso io, perché so che a quell'età era già maturo).
Ma ci sono persone che sono deboli anche a vent'anni, quando non si tratta di pedofilia ma pur sempre di bastardi che approfittano del dolore, della solitudine altrui.

Io quando sentivo parlare di violenze subite da persone che avevano superato l'adolescenza (magari solo per l'anagrafe, su questo dovremmo riflettere) mi meravigliavo. Le prime volte mi dicevo "com'è possibile non reagire?". Vallo a capire. Quanto può essere subdolo chi approfitta. A me è venuto subito in mente il modello di famiglia dove i figli vengono educati con una rigida morale cattolica, per cui il prete è un riferimento. I figli che sanno di "non dover" e "non poter". Il prete che mettendogli le mani addosso dice "è il volere di dio - questo è bene - non ti preoccupare". Cosa può pensare una persona la cui vita è stata tutta dentro una scatola fatta di un certo materiale? Oppure la famiglia in cui c'è quello zio che è tanto una brava persona "che ha fatto questo ha fatto quest'altro" e quando mette le mani addosso lo fa per affetto. Perché la violenza è di diversi tipi, e secondo me è diversa anche da persona a persona. Il pedofilo studia la sua vittima. Non è un predatore casuale. Il pedofilo può entrarti nel cervello prima che da qualche altra parte. Perciò il bambino può fare finta che sia tutto normale. Anche il ragazzo che è rimasto bambino, che sta chiuso in quel mondo opprimente, che se solo riuscisse a evadere capirebbe quello che gli accade. A volte il bene ed il male (detto in modo semplice) sono interscambiabili. A me quel modo di ragionare da sempliciotti mi fa venire i conati di vomito. Quella persona che conosco ha subito dei comportamenti che oggi giudica anormali ma come faceva all'epoca, a capire? Mia madre mi ha sempre detto "non accettare caramelle dagli sconosciuti, se qualcuno ti dice di salire in macchina non lo fare per nessun motivo." Infatti non ci ho mai pensato una volta di più. Però quando il pericolo non sono gli sconosciuti, come si fa?  Ci sono persone che hanno subito violenze pesantissime più e più volte, senza dire mai nulla a nessuno. Poi hanno rimosso tutto. O hanno tenuto il ricordo ma per motivi che vanno oltre la ragione non ne hanno mai parlato. Chissà quante persone e non lo sapremo mai. Il problema non sono i bambini che diventano adulti e non confessano ciò che hanno subito. Il problema sono gli adulti che sanno, e fanno finta di niente. Le madri che hanno paura dei padri, per esempio.
Penso che sia troppo facile giudicare chi subisce senza denunciare come uno che ci sta a prescindere. Non è giusto. Dovremmo provare ad immedesimarci. Oggi i ragazzi raggiungono la maturità fisica ben prima di quella piscologica e ciò rende ancora più difficile la possibilità di dare giudizi. Senza i quali sembra che molti non sappiano vivere.



7 commenti:

  1. La signora in questione e' di un ignoranza tale che andrebbe incenerita
    FG

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    1. per carità, la conosco. è una brava persona, una timorata di dio, un po' sempliciotta

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  2. In quel dibattito un esimio monsignore avrebbe dato manforte alla signora, visto che, a suo dire, so' li regazzini che se li vanno a cercare (i religiosi 'affettuosi').
    Interessante la distinzione tra le donne che "non denunciano la violenza perché si vergognano", mentre i/le ragazzini/e che non denunciano "forse gli sta bene, gli piace"; ah, già, questo non l'ha detto...
    Per lei l'ha detto il monsignore.
    Ciao.

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    1. tra l'altro anche un ragazzino credo che si vergogni..

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  3. mah... si parte dall'assunto idiota che esista un "assoluto" e oggettivo in fatto di risposte. ecco, non ci sono risposte corrette, ci sono risposte e basta. e richieste. la richiesta di protezione, di non rifiuto, di calore e le risposte che diamo via via a queste esigenze. (probabilmente anche le esigenze non abitano l'olimpo degli assoluti). i linguaggi si sviluppano in questo senso. nel senso di costruire una continuita' funzionale tra richieste e risposte. sentire una carenza, esprimere o non esprimere richiesta, subire un ricatto/controrichiesta, rispondere come si impara a rispondere. in questa ottica continuare a subire in silenzio violenza e' una risposta appresa che si fornisce sotto "ricatto". ci sono sistemi di potere fondati su questa che, comunemente, le presone serie chiamano "cultura". la signora di cui parli e' una imbecille. io ritengo che la cultura fatta dagli imbecilli produca questa rumenta che siamo. chi piu' chi meno.

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  4. E anche da qui si capiscono tante cose. Non è mica colpa di Berlusconi se ci sono in giro un sacco di troie. Forse non c'entra niente. Forse no.

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  5. E purtroppo credo che ci siano tante persone che la pensano come quella signora.

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