giovedì 7 marzo 2013

La maschera

Il giorno in cui ti ho fatto la proposta, era la seconda volta che venivo a casa tua. C'ero già stato qualche mese prima. Mi ricordo che ero venuto con altre persone e ci avevi offerto un caffè, perché avevamo levato la neve dal tetto e dall'ingresso. Quel giorno invece ero solo e il tuo stupore, accompagnato da quel candido sorriso che adoravo, ti spinse a chiedermi solo con lo sguardo cosa ci facessi a casa tua. La tua gentilezza era invidiabile "ciao, accomodati!". Mi parlavi come se fossi un frequentatore assiduo della tua casa. Io ascoltavo. I dettagli della tua vita non m'interessavano però tutto quello che usciva dalla tua bocca era coinvolgente. Avresti anche potuto leggermi la ricetta di un medico o la lista della spesa, per me sarebbe stato come sentir declamare un'opera letteraria. Presi coscienza di dove mi trovavo e di cosa ero venuto a fare lì, quando smettesti di parlare. "Voglio scoparti". Il silenzio era rumoroso. Avevo lanciato l'amo nello stagno. Tu non te l'aspettavi. Avresti potuto dirmi che ero troppo piccolo per te, che potevi essere mia madre o al massimo la mia sorella maggiore. Avresti potuto dirmi che eri impegnata. Non l'hai fatto. Avevo capito pur senza essermi mai intrattenuto con te, di piacerti. L'avevo capito dagli sguardi. Se è vero che ogni uomo ha una parte femminile, vuol dire che ha anche il sesto senso. Non mi ero sbagliato. Tu non parlavi e non ti muovevi. Per me era il momento di tirare la lenza fuori dall'acqua. "Te lo volevo dire da molto tempo. Scusami se ti creo un fastidio ma non potevo rimanere così. Se vuoi che me ne vada..." non feci in tempo a finire quella frase perché lei si avvicinò, mi prese entrambe le mani tirandomi verso il suo corpo. Il bacio fu la naturale conseguenza. La più spontanea date le circostanze. Ero lì con te, la donna che desideravo da tempo, la donna per cui spesso mi ero domandato se fossi abbastanza colto e raffinato. Ti avevo immaginata più volte mentre ti fottevo in situazioni che erano in totale antitesi con quello che aveva rappresentato per me il tuo sguardo. Così pudico. Volevo che sotto sotto ci fosse qualcosa di torbido. E lo cercavo infilandoti la mano nelle mutande. Più mi spingevo oltre, più tu perdevi ogni remora a far si che diventassi la tua bestia. Quegli istanti spazzavano via tutto quello che avevo costruito nel mio cervello. Era tutto più eccitante, più sporco. Ho perduto la ragione percorrendo, gustando, maltrattando il tuo corpo.

E quando, alla fine del caos, ti ho vista con il volto pieno di sperma, non ho potuto fare altro che ammirare la tua perfezione. Ed il mio capolavoro. Ero tornato lucido. "Quando torni?" - "Non so..." e il tuo sguardo implorava spiegazioni che non avevo in mente. "La prossima volta che avrò bisogno di svuotare i miei coglioni. Forse tra mezz'ora."



12 commenti:

  1. dicono che spiana anche le rughe... :)

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  2. odio la solita sceneggiatura dell'inevitabile sborrata finale sulla faccia della volontaria di turno
    odio le persone poco parsimoniose

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  3. Ma un the delle cinque? Va bene uguale?
    Bello squarcio... bella fotografia del momento.
    Mi piace.
    FG

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    1. Durante. Se caldo meglio. Qualche cubetto di ghiaccio. Il variare delle temperature.
      FG

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  4. Visto? Il caffè funziona sempre ;)

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  5. la seconda volta che 'venivo' a casa tua: un'imprecisione insopportabile!

    :-P

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