sabato 9 febbraio 2013

Quattro soli a motore



Non sono molto bravo a recensire libri. Infatti questa non è una recensione. In primis perché ho notato che l'hanno fatto altri nella cosìddetta blogosfera e sicuramente tutti in modo eccelso. In secundis perché credo che parlare di quello che rappresenta un libro, sia in parte come sminuirlo o dargli troppo peso. Questa è una presentazione, per quei pochi tra voi che non sanno chi è l'autore. Dietro quel nome e cognome si nasconde uno dei blogger (perdonami, so che 'sta parola sembra un prodotto dolciario della bassa baviera) più eclettici ed ellittici che la rete conosca. Mi fregio del titolo di essere tra i suoi seguaci più accaniti. Credo per altro che dovrebbe scrivere di più sul blog. D'altronde se va a presentare il libro in ogni dove non è che possa sdoppiarsi. Non è mica Beppe Grillo, che fa due post al giorno pur comiziando in ogni piazza.
zio scriba ha uno stile tutto suo e ne va fiero. Volevo leggere il libro prima di tutto per capire se lo stile da scrittore fosse diverso da quello che ha nel blog. Per fortuna è lo stesso. E così riesce a raccontare la fine di un'infanzia e il "quasi" inizio di un'adolescenza esattamente come se scrivesse uno dei suoi tanti post. La differenza sta nel fatto che qui si tratta di quasi 300 pagine ovvero mille e mille parole. Eppure il libro fa ridere dall'inizio alla fine. Fa riflettere dall'inizio alla fine. E non mancano le palpitazioni. C'è tutto quel che ci dovrebbe essere in un buon libro. Complimenti anche all'editore, che evidentemente non è un censore. Il linguaggio edulcorato sarebbe lontano anni luce dal signor Pezzoli. Il libro si acquista facilmente e si legge ancora più facilmente. Non l'ha scritto un professorone che deve usare mille giri di parole, l'ha scritto uno di noi. Questa è una delle sensazioni che ho provato. Tra l'altro una cosa che mi è piaciuta molto è di essermi rivisto in tanti episodi dell'infanzia del protagonista nonostante la mia sia stata due decenni dopo. In fondo i bambini sono sempre gli stessi.


A dottrina venivamo atterriti con la colpa e l'eterno castigo. Prendevamo coscienza delle fiamme dell'inferno che attendevano le nostre soffici epidermidi peccatrici. Venivamo spaventati con storielle macabre spacciate per vere. Come quella del prete dubbioso sul fatto che l'ostia consacrata fosse effettivamente il corpo di Cristo, e allora durante una Messa questo novello santommaso aveva addentato l'ostia, e quella si era messa a sanguinare. Ce le inculcavano così bene, queste sciocchezze, che quando una mia compagna impertinente, la stessa che s'era già guadagnata due millenni di purgatorio chiedendo se anche "Dio carota" o "Dio piede" fossero da considerarsi tecnicamente delle bestemmie, osò domandare: " Non è che magari s'era morso un labbro?" , la poverina venne fulminata dai nostri sguardi cattivi ancora prima e più intensamente che da quello della Superiora. La quale una volta, una delle primissime, arrivò a raccontarci questo: che San Gregorio in persona aveva visto precipitare all'inferno un bambinetto di cinque anni. S'era macchiato di blasfemia e purtroppo era morto all'istante: il suo primo e ultimo peccato grave. Dulcis in fundo, la Superiora, don Gioele, la De Ropp, perfino la maestra Piera, consigliavano i film che noi bambini dovevamo assolutamente vedere in tv. Fra questi il più atroce, rivoltante spauracchio che mi sia mai capitato di dover sorbire: un cupo filmaccio biblico sull' Esodo, pieno di uomini barbuti che non aspettavano altro che accoppare a pietre in faccia altri uomini barbuti, se appena questi facevano un peccato. E poi, tutto quel Dio Padre. Padre! Una parola che per me grondava già di per sé prepotenza e castigo. Non si poteva fare Dio Madre? Ma se l'apparato religioso mi aveva reso debole, se aveva fatto di me una pecorella, se aveva delupizzato il lupo che ero facendone un Lupo de Lupis, il lupo buonino e sfigato dei cartoni, nessuna figura di quello stesso apparato si sognava di forire protezione alle giovani pecorelle insidiate dai veri lupi a due zampe.






Ps la canzone è quella che mi è venuta in mente, soprattutto per il video, leggendo alcuni passi del libro. Ora devo ammettere che mi fa un certo effetto vederlo nella mia libreria, tra I Promessi Sposi di Manzoni e La Sacra Bibbia di autori vari; anche perché io leggo Nicola Pezzoli ma vedo zio scriba.