mercoledì 24 aprile 2013

La pianista

Ho visto un film sul quale mi piacerebbe aprire una discussione con voi. Con chi l'ha visto o con chi potrà capire di cosa si tratta, leggendo quello che sto per scrivere.

Erica è un'insegnante di pianoforte al conservatorio di Vienna. Detesta tutti i suoi allievi ai quali cerca in ogni modo di complicargli le cose. Con gli estranei appare algida e spesso scontrosa. Vive nella casa della madre, una persona possessiva e ignorante, con la quale litiga spesso. Un giorno Erica conosce Walter, uno studente di ingegneria che suona molto bene le opere di Schumann e Schubert, i suoi compositori preferiti. Ne rimane fin da subito attratta ma cerca in tutti i modi, senza risultati, di non ammetterlo al suo corso. Walter è molto più giovane di lei (almeno 20 anni di differenza) ma le confessa di essersi innamorato. Lei non tende a manifestare emozioni. Vive una sorta di seconda vita la notte, quando va nei porno shop a comprare oggetti e riviste e a guardare film di sesso estremo. Non di rado va anche a spiare le coppiette nei cinema all'aperto, masturbandosi di nascosto. Non mostra segni di cedimento verso Walter ma è gelosa di lui, tanto più che arriva a mettere dei cocci di vetro nella tasca della giacca di una sua allieva che il giovane aveva aiutato durante le prove di un imminente concerto. Mettendola fuori gioco. Un giorno Walter la trova in bagno a masturbarsi e la prende, baciandola. Lei non reagisce ma quando lui cerca di penetrarla si ritrae e gli prende il cazzo in mano. Poi gli fa un pompino, mordendolo spesso (qui si capisce che forse non l'aveva mai fatto) ma ogni volta che lui cerca un contatto diverso, lei minaccia di interrompere. Alla fine lo lascia senza farlo venire e gli dice che gli darà delle istruzioni, a voce o per iscritto, su cosa potrà farle. Il giorno in cui gliele consegna, lui la segue fino al palazzo dove abita. Si chiudono in camera mettendo un mobile dietro la porta perché lei non ha una chiave della sua camera. Walter cerca di essere dolce ma lei sembra ripudiare ogni forma di sentimenti. Lui legge la lettera, in cui è spiegato tutto quello che Erica vuole subire. Vuole essere picchiata sulla faccia e sullo stomaco, legata mani e piedi, imbavagliata e incappucciata. Il giovane è schifato da quello che legge ma lei prende da sotto il letto delle riviste per adulti e soprattutto tutti gli oggetti che ha descritto nella lettera. Walter se ne va dicendole che è malata. Il giorno dopo lei lo trova nel palazzetto del ghiaccio dove gioca a hockey e fa di tutto per parlargli. Entrano in una stanza dove non c'è nessuno e lei gli chiede scusa. Gli dice che potrà farle tutto quello che vuole, che ora è lui a comandare. E per la prima volta, gli dice di amarlo. Questo fa sciogliere il ragazzo che la bacia e la mette per terra tentando di fare l'amore con lei. Ma Erica si stacca da lui e vomita, subito dopo avergli fatto un pompino. Lui la allontana disgustato. La notte seguente Walter va a casa di Erica, scoprendo che lei dorme ancora con la madre. La vecchia cerca di mandarlo via ma lui la chiude nella camera a chiave, proprio come dalle istruzioni di Erica. è deciso, in preda alla disperazione, a seguire tutto ciò che lei gli ha scritto. Così la picchia più volte il viso, le dà un calcio allo stomaco. Lei però lo implora di smettere, scoprendosi debole. Ma lui la violenta ripetendole che era tutto messo per iscritto e che quindi la colpa è anche sua.
Il giorno dopo Erica si presenta a teatro, nonostante abbia metà volto pieno di lividi, per suonare al concerto in cui deve sostituire l'allieva infortunata. Prima di entrare in scena aspetta l'arrivo di Walter, che quando entra non le si avvicina, salutandola come se fosse un'estranea. Erica rimasta sola nell'androne del teatro, si ferisce sul petto all'altezza del cuore, con un coltello da cucina. E va via.


Una riflessione che mi è sorta nel finale è: lui cerca in tutti i modi di essere tenero, detesta quello che trova scritto nelle istruzioni perché è contrario all'idea che ha del rapporto tra uomo e donna. Ma alla fine dopo essere stato provocato oltre il suo limite di sopportazione, si rivela una persona diversa. Anche lui per altro è di buona famiglia e ovviamente non vuole che la storia venga a conoscenza dell'alta società.
Lei invece, apparentemente fredda e insensibili, si dimostra alla fine per quello che è veramente. Una persona sessualmente repressa (l'impressione che ho avuto è che non avesse mai avuto un rapporto sessuale completo) che dietro a una corazza durissima, ha un'anima come tutti gli altri. E non sopporta il dolore che pensava potesse darle piacere. C'è una scena infatti in cui dice a Walter "ho sempre desiderato essere picchiata". è del tutto evidente di quanto la sua idea riguardo agli uomini sia stata fuorviata dalla visione dei film pornografici.

Il film non mi ha mai annoiato, trovo inoltre che sebbene il regista sia maschio, ci proponga una visione dal punto di vista della donna. Una persona che ha timore di lasciarsi andare, timore della madre, timore del contrasto tra la sua carriera e reputazione rispetto ai suoi desideri. Lui comunque è dipinto come una persona altezzosa che probabilmente confonde la voglia di scopare con l'innamoramento e lo capisce (se lo capisce?) quando è troppo tardi.

sabato 20 aprile 2013

C'è grossa crisi



I media ci raccontano la crisi ogni giorno. Lo fanno da anni, più o meno da quando ho iniziato a guardare i telegiornali (se non da prima). Però qualcosa è cambiato. Fino a pochi anni fa ci era solo l'abitudine di dire "guardate che quest'anno a natale si spende di meno" oppure "pasqua che sempre più italiani passeranno in casa"  o ancora "le vacanze: sempre più connazionali scelgono mete interne". E c'era anche il contrario: ovvero quasi ogni settimana titoloni e filmati sul grande esodo con memorabili annunci tipo "per il ponte partono in tanti". Che c'era un ponte ogni cazzo di settimana. Ma quando lavoravano gli italiani? E quanti soldi avevano se erano davvero così tanti a partire? Sempre gli stessi o si alternavano? Ho il sospetto che i programmi di attualità siano andati avanti usando immagini di repertorio, giusto per far vedere che dovevamo essere contenti. I giornali facevano lo stesso. Poi, come dicevo, è cambiato tutto. Oltre a rimanere i drammatici servizi sulle vacanze natal-pasqual-ferragostane con toni sempre più malinconici, sono spariti i consigli per chi va a correre dopo il cenone di fine anno. So rimasti i consigli per non mangiare troppo. Forse per lasciarci in mente qualche scampolo di lusso...

Ora non passa giorno senza che diversi programmi ci ricordino che: la compravendita di immobili sta crollando. Ma davvero? Strano che nessuno tuttavia ci dica che i notai in tutta Italia hanno messo i dipendenti in cassa integrazione e molti li stanno licenziando. I notai. Però ci sorprendono con "meno 39 per cento di mutui" e altre perle degne del gran giornalismo come "scende per la prima volta l'inflazione". Se ti si chiude il buco del culo, scende il tuo consumo di acqua e la bolletta si alleggerisce. è un pippone pazzesco.
Tanta gente lascia il proprio lavoro per tornare a coltivare la terra. Naturalmente ci sarà qualche scelta di vita tra queste. Ma i media dicono che sono tutte scelte fatte con il cuore senza accennare al fatto che gli avvocati, per esempio, stanno chiudendo i battenti. Molti grandi professionisti che schifavano la terra, se stanno a rimboccà le maniche, mica per diletto. Prima andavano al country club, al puttan club, ora zappa in spalla e giù a lavorare per davvero. Oggi la crisi viene raccontata anche in altro modo. Per esempio parlando dei "tanti italiani che non hanno più i soldi per curarsi" e vanno negli ospedali di Emergency (sarà pure perché non ti fanno aspettare 7/8 mesi per una risonanza?) o a mangiare nelle mense della Caritas. Strano che io sappia di gente che in una città del nord, Milano, vede da tantissimi anni quelle mense piene di connazionali. Ben prima che i fenomeni del microfono e del taccuino iniziassero a parlarci dello psicodramma collettivo. E che dire della nuova tendenza, ossia quella di spiegarci che "molti italiani rinunciano ad andare dal dentista". Io mi ricordo che anche quando ero piccolo, i prezzi erano troppo alti pure per chi si poteva permettere di spendere. Figuriamoci ora. Soprattutto se non ti fanno una ricevuta manco a chiederla in ginocchio.

Gli italiani spendono di meno, vanno in vacanza di meno, forse vanno pure al cesso di meno. Crolla il potere di acquisto. Ormai sono tutti scoop. Con questo andazzo tra non molto potremmo trovarci con i tg che aproono con titoli come "quest'anno il primo maggio, visto che i dipendenti statali sono tutti in mobilità, non c'è un cazzo da festeggiare. In compenso aumentano gli italiani che passano le giornate in campagna. Boom di pic nic con pagnotte fatte in casa e prosciutto di gatto domestico."

venerdì 5 aprile 2013

Mete di viaggio e perché no, di arrivo

La repubblica della Costa Rica è un gioiello della natura e un esempio di come gli esseri umani sappiano essere, quando vogliono, lungimiranti e rispettosi del prossimo oltre che dell'ambiente in cui vivono e vivranno. Un esempio di come con pochi e semplici gesti si possa fare molto in previsione di un futuro più in armonia con l'ambiente. La Costa Rica è uno stato pacifico e neutrale, l'unico tra centro e sud America in cui non ci sia mai stato un golpe. Il tasso di alfabetizzazione è a livello dei principali stati occidentali e delle nuove potenze economiche. Nel 1949 l'assemblea legislativa ha rinunciato totalmente alle spese militari, abolendo l'esercito. Con questa scelta è stato possibile uno sviluppo delle risorse umane, una dotazione importante di opere pubbliche, la crescita dell'alfabetizzazione e la tutela del patrimonio di fauna e flora che è uno dei più rigogliosi nel mondo. Secondo molte ricerche la Costa Rica è lo stato in cui il tasso di felicità è il primo nel mondo. Oggi Laura Miranda è presidentessa della repubblica, ed è la prima donna a ricoprire questo ruolo. La Costa Rica è ricoperta da migliaia di km di foresta tropicale, con ben il 27% del territorio che costituisce parchi nazionali. Uno dei pochi stati in cui sembra sempre più vicino l'equilibrio tra le attività umane e le risorse della natura.


mercoledì 3 aprile 2013

Sono tecnologicamente ignorante (aridateme i lego)

La rimpatriata familiare delle recenti festività pasquali, è stata occasione per me di apprendere quanto poco ne sappia di tecnologia. Non che prima credessi di essere un genio in materia, però potevo contare sul fatto mio. E invece mia nipote mi ha surclassato. Una bambina che mentre stava sul divano ciarlava di tablet e io credevo che fosse una parola del suo linguaggio e del suo mondo immaginario. Ma che ve lo dico a fare, la madre le ha dato un vero e proprio tablet: e lei? Mi ha fatto vedere come funziona. Facendomi rincretinire con i giochi. Una bambina di tre anni che sa usare un dispositivo che il sottoscritto non aveva mai visto prima (da vicino). Io non ero in grado neanche di sbloccarlo. Di fare quei movimenti rapidissimi con le dita. Mi ha insegnato ad alzare il volume, a spegnerlo. Ci son rimasto proprio di sasso.  E da quello che ho notato ha più familiarità con il tablet che con i giochi *normali. Io penso: ma non è che stiamo a corre troppo? Mio padre da bambino non aveva manco la radio. I miei fratelli avevano i primi videogiochi che penso fossero una gran rottura di palle. Quando io avevo tre anni la play station non esisteva (e oggi è superata!) e giocavo con i lego. Uno dice "il progresso" e ok. Ma a me pare un po' troppo. 

Capitolo due della mia umiliazione: ho scoperto che il tablet e l' iPad sono la stessa cosa. Solo che il secondo lo fa solo un'azienda, quella della mela. L'altro invece è prodotto da tante aziende. Ma che motivo c'era di dare un nome diverso? E resta il fatto che mi stanno sulle palle tutti 'sti nuovi aggeggi. Ho imparato a giocare al dottor Panda, ma lei era più brava di me. Oggi ci sono decine di canali del digitale terrestre che trasmettono solo cartoni animati, secondo il sottoscritto pure fatti male (io a mio figlio non gli farei vedere dei maiali che parcheggiano un'automobile su un pendio ripido come il mortirolo). C'è tutto un sistema che favorisce la sedentarietà salvo poi rammendarti che "no, non si fa". In compenso le persone crescono sapendone anche troppo di tecnologia ma senza saper fare niente di veramente importante. La manualità sparisce. Le macchine, piano piano, ci sostituiscono in tutto.

Io li odio i tablet. Ogni cavolo di pop up mi dice "vuoi vincere un tablet?". No! Neanche per sogno. E spero che nessuno si azzardi a farmi un regalo del genere. Penso per altro che ci capirei poco, le vere potenzialità non riuscirei a sfruttarle. Ma all' italiano medio che gliene frega? Basta che mette in mostra il suo status e si sente migliore. Come dice Neri Marcorè il tablet ha molte funzioni ma solo tre sono quelle che impariamo ad usare:
on
off
e vaffanculo!

* per normali leggasi tutti i giochi a cui avete giocato da piccoli, magari con qualche aggiornamento.