venerdì 14 giugno 2013

Le parole che non sopporto: femminicidio

Ogni giorno. In ogni rotocalco, telegiornale, talk show. Di cosa si parla? Di quelli che qualcuno si ostina a chiamare delitti passionali. Il termine bello frizzante però, è un altro da un po' di tempo. Femminicidio. Che a me fa pensare a un DDT. Dice che si devono inasprire le pene per chi ammazza una donna in quanto ex. Ma gli esseri umani non dovrebbero essere tutti uguali? Qua rischiamo che facciano una legge che stabilisce: chi ammazza un omosessuale in quanto tale, sta in carcere di più di chi ammazza un povero cristiano qualunque. Creiamo delle categorie di cui neanche il potere giudiziario sa fare a meno. I problemi andrebbero risolti alla base.

Pare comunque che quella degli "stalker" sia un'emergenza moderna. Che la colpa è magari dei social network che creano maschi super cattivi. Io vorrei vedere qualche statistica riguardante, che ne so, il 1958. O il 1963. Perché oggi i dati sono preoccupanti. Solo per quanto riguarda gli omicidi. Ma un terzo delle donne non denuncia. Come fanno a sapere che un terzo non denuncia? Sono stime. è sicuramente grave che tutto ciò accada nel 2013, in Italia. Ma perché nessuno parla mai di cosa era la vita per una donna nel dopoguerra. L'avvento del diritto di voto è stato l'altro ieri, eppure sembra tanto tempo fa. Durante il fascismo le massaie erano un simbolo ma senza diritti. Poi la cosiddetta democrazia ha messo a posto tutto? No. Pensate a quante donne costrette a sposare qualcuno che non amavano. Donne usate solo come animali da riproduzione e come massaie. Ti credo che noi abbiamo la tradizione pastaia.  Cosa poteva essere per una donna sopportare le angherie del marito, sopportare i soprusi, i tradimenti senza poter fare nulla? Eh già, perché l'omicidio di una donna non era considerato un reato grave "sa com'è, signor giudice, era una poco di buono". Il divorzio non c'era. Le donne erano quasi tutte dipendenti economicamente dal marito. Che si faceva il mazzo, tornava la sera a casa ubriaco e giù con le mazzate. Poi ti arriva la vita in diretta che parla delle coppie che stanno insieme da sessant'anni. Dice che è una bella cosa. Tutti innamorati come il primo giorno.

Ma ditelo che c'erano molte violenze. Molte, la maggior parte, mai venute alla luce. Solo che all'epoca non c'era il numero verde, il telefono rosa. Non c'era nessun amore criminale. Quante donne hanno dovuto subire di tutto per paura di perdere la vita, o i figli? Quando governava la democrazia cristiana e la famiglia non si poteva discutere. Quel modello di famiglia che in tanti rimpiangono. Ma chissà quante vittime, quante persone segnate per sempre. Dovremmo partire da com'era la situazione prima, per capire dove ci troviamo oggi. Io sento dire che "una volta era esagerato, perché le donne non potevano fiatare ma oggi hanno troppa libertà". O sento dire che le donne dovrebbero tornare ad occuparsi della casa e basta. E lo sento dire da donne sopra i 50. Non da uomini. Oggi l'ignoranza è peggiore che nel dopoguerra. La misoginia è peggiore. Però non capisco chi vuole oscurare il passato. A me hanno raccontato di cose accadute molti anni fa. Quando mio padre era piccolo, per esempio. Donne rincorse per strada dai mariti che per qualche motivo dovevano picchiarle. Donne che siccome erano sospettate di tradimento, venivano guardate male da tutto il paese, in primis dalle comari. Ci sono cose di cui non andare fieri, ma che appartengono al passato. Io penso che se facciamo finta di non conoscere cosa succedeva prima, non potremo risolvere niente. Perché la cultura e la mentalità non si cambiano inasprendo le pene. E le leggi ci sono già. Ci sono anche i giudici che lasciano in libertà potenziali assassini che spesso diventano tali. Perché ci sono delle leggi non scritte che si dovrebbero applicare. Fin dall'infanzia, dall'educazione dei bambini.

qui qualcosa di molto importante a riguardo