venerdì 25 dicembre 2015

La storia la fanno i vincitori ma soprattutto chi ce li racconta

In una parola, se ben ricordate, si allude al fatto che al mondo esistono certi individui i quali possono... cioè, non è che possano soltanto, ma hanno pieno diritto di compiere ogni specie di iniquità e di delitti, e la legge per loro, è come se non fosse mai stata scritta.” Raskòlnikov sorrise a quella voluta deformazione del suo pensiero. “Come? Ma che dite? Diritto al delitto? Forse perché ‘l’ambiente corrompe’?” s’informò Razumíchin addirittura sgomento. “No, no, non proprio per questo,” rispose Porfirij. “Nel suo articolo tutto sta nel fatto che gli uomini si dividono in ‘ordinari’ e ‘straordinari’. Quelli ordinari, devono vivere nell’obbedienza e non hanno diritto di violare la legge, perché essi, vedete un po’, sono appunto ordinari. Quelli straordinari, invece, hanno il diritto di compiere delitti d’ogni specie e di violare in tutti i modi la legge, per il semplice fatto d’essere straordinari. È questo che voi dite, se non mi sbaglio?” “Come sarebbe? Non può essere!” borbottava Razumíchin interdetto. Raskòlnikov sorrise di nuovo. Aveva capito subito come stavano le cose e dove volevano portarlo; e ricordava il suo articolo. Decise di accettare la sfida. “Quel che dice il mio articolo non è precisamente questo,” prese a dire in tono semplice e modesto. “D’altronde, riconosco che ne avete esposto il contenuto quasi fedelmente e perfino, se volete, del tutto fedelmente...” era come se gli facesse piacere ammettere quest’ultima possibilità. “L’unica differenza è che io non sostengo affatto che gli uomini straordinari debbano necessariamente o siano costretti a compiere iniquità d’ogni specie, come voi dite. Fra l’altro, credo che un articolo del genere non l’avrebbero nemmeno lasciato pubblicare. Io ho semplicemente formulato l’ipotesi che un uomo ‘straordinario’ abbia il diritto... non un diritto ufficiale, beninteso... di permettere alla propria coscienza di scavalcare certi... certi ostacoli, e ciò esclusivamente nel caso in cui l’esecuzione di un suo progetto (talvolta, magari, salutare per l’intera umanità) lo richieda. Voi avete detto che il mio articolo è poco esplicito; sono pronto a chiarirvelo per quanto posso. Forse non sbaglio nel supporre che è appunto ciò che desiderate. Bene, ecco qua. Secondo me, se per un insieme di circostanze le scoperte di Keplero o di Newton non avessero potuto esser rese note agli uomini se non mediante il sacrificio della vita di una, dieci, cento o piú persone, che a tali scoperte si fossero opposte o che, comunque, fossero state di ostacolo sul loro cammino, ebbene, essi avrebbero avuto il diritto, e perfino il dovere... di eliminare queste dieci o cento persone, per far conoscere le loro scoperte a tutta l’umanità. Da ciò, tuttavia, non deriva che Newton avesse il diritto di uccidere chiunque gli fosse saltato in mente di uccidere, a destra e a sinistra, o di rubare ogni giorno al mercato. Piú avanti nel mio articolo, a quel che ricordo, io formulo l’idea che tutti... be’, diciamo, se non altro i legislatori e i fondatori della società umana, a partire dai piú antichi sino ai vari Licurgo, Solone, Maometto, Napoleone e via discorrendo, tutti sino all’ultimo siano stati dei delinquenti, già per il semplice fatto che ponendo una nuova legge, per ciò stesso infrangevano la legge antica, venerata dalla società e trasmessa dai padri; inoltre, certamente non si arrestarono nemmeno dinanzi al sangue, quando il sangue (talora del tutto innocente, e valorosamente versato in difesa della legge antica) poté essere loro d’aiuto. Vale anzi la pena di osservare che la maggior parte di questi benefattori e fondatori della società umano furono dei terribili spargitori di sangue. Insomma, io dimostro che tutti gli uomini, e non solamente i grandi, ma anche quelli che escono sia pur di poco dalla comune carreggiata, che sono cioè, in qualche misura, capaci di dire qualcosa di nuovo, devono immancabilmente, per la loro stesso natura, essere (piú o meno, s’intende) dei criminali. Altrimenti sarebbe loro difficile uscire dalla carreggiata, nella quale non possono acconsentire a rimanere non solo a causa della loro natura, ma anche, secondo me, per senso del dovere. In una parola, vedete da voi che sin qui non c’è davvero nulla di particolarmente nuovo. Tutte cose già stampate e lette infinite volte. Quanto poi alla mia divisione degli uomini in ordinari e straordinari, devo ammettere che è un po’ arbitraria: ma non è che io insista su una delimitazione precisa. Mi limito a credere nella mia idea fondamentale; cioè appunto che gli uomini, per legge di natura, generalmente si dividono in due categorie: una inferiore che è quella degli uomini ordinari, cioè, per cosí dire, materiali che serve unicamente a procreare altri individui simili, e un’altra che è quella degli uomini veri e propri, i quali, cioè, hanno il dono o il talento di dire, in seno al loro ambiente, una parola nuova. Esistono, si capisce, infinite sfumature, ma i tratti caratteristici delle due categorie sono abbastanza netti: la prima categoria, vale a dire il ‘materiale’, è composta in linea di massima da persone per loro natura conservatrici e per bene, che vivono nell’obbedienza e amano obbedire. Secondo me, costoro hanno anche il dovere di essere obbedienti, perché questo è il loro compito e non v’è in esso assolutamente nulla di umiliante per loro. Quelli della seconda categoria, invece, violano tutti la legge, sono dei distruttori, o per lo meno sono portati ad esserlo, a seconda delle loro attitudini. I delitti di questi uomini, naturalmente, sono relativi e assai disparati: per lo piú essi chiedono, con le formule piú svariate, la distruzione del presente in nome di qualcosa di meglio. Ma se a uno di loro occorre, per realizzare la sua idea, passare anche sopra un cadavere, sopra il sangue, secondo me egli, nel suo intimo, in coscienza, può permettersi di farlo: ciò, notate bene, a seconda anche dell’idea e della sua importanza. Ed è soltanto in questo senso che nel mio articolo io parlo di un loro diritto a delinquere. (Se ben ricordate, eravamo partiti da una questione giuridica). Del resto, non è il caso di allarmarsi troppo: quasi mai la massa riconosce loro questo diritto, ma dal piú al meno li fa giustiziare e impiccare, e con ciò assolve in modo perfettamente giusto la propria missione conservatrice. Senonché, poi, nelle generazioni seguenti questa stessa massa colloca i giustiziati sul piedistallo e, dal piú al meno, si inchina davanti a loro. La prima categoria è signora del presente, la seconda dell’avvenire. I primi conservano il mondo e lo moltiplicano numericamente, i secondi fanno avanzare il mondo e lo guidano verso la meta. Sia gli uni sia gli altri hanno uguale diritto ad esistere. Per farla breve, per me tutti hanno pari diritto... e vive la guerre éternelle – fino alla Nuova Gerusalemme, s’intende!”

Da "Delitto e Castigo" di Fedor M. Dostoevskij - 1866

Mi ha colpito molto questo passaggio del grande romanzo di Dostoevskij. Ci ho riflettuto a lungo, perché anche se è stato scritto centocinquanta anni fa sembra un'opera nuova di zecca.  Questa teoria di Raskolnikov coincide con quello che la storia ci racconta.
Sappiamo tutti che Giulio Cesare è stato uno statista, un conquistatore straordinario, un uomo saggio che ha lasciato tracce di sé le quali resteranno fin quando esisterà la razza umana. Eppure è lo stesso uomo che non ha esitato nell'uccidere i suoi oppositori, nel fare una propaganda totalmente rivolta ad esaltare le sue presunte qualità e i suoi meriti, un uomo autoproclamatosi dittatore. Oggi sarebbe considerato un pazzo guerrafondaio e il consiglio di sicurezza dell' onu approverebbe una risoluzione per fermarlo. La storia ce lo descrive come un grande uomo.
Per restare a Roma cosa dire di Ottaviano Augusto, da molti considerato il più grande imperatore (sicuramente il più "furbo" nell'uso della propaganda, delle immagini di se stesso, uno che se ci fossero stati i social network chissà cosa avrebbe potuto fare!) Uno dei suoi primi passi appena conquistato il potere fu quello di sterminare i nemici romani, quelli che riteneva più scomodi.  Oggi la storia lo esalta quasi al pari di Cesare.
E Gengis Khan? L'impero più vasto mai esistito fu creato da quest'uomo nato con il nome di Temugin in un piccolissimo villaggio mongolo sperduto non si sa dove. Un impero creato con il sangue di migliaia di persone. Anche lui è per gli storici un grande uomo, un saggio. Di condottieri e capi di stato c'è  un elenco senza fine:  Ramses, Alessandro Magno, Riccardo cuor di leone, Pietro il grande, Saladino, Carlo Magno, ecc...
Tutti grandi della storia che hanno compiuto stragi e che spesso non hanno esitato ad uccidere i propri parenti più stretti. Persone che si sono poste al dì sopra della legge per crearne una su misura esclusivamente per loro. Voglio dire che siano l'equivalente di Stalin, Saddam, Pinochet? Questo naturalmente spetta agli storici.
Questo discorso vale anche per altri personaggi. Prendiamone uno tra gli esploratori: Francis Drake.
Un navigatore eccezionale, un eroe ardimentoso. Il primo navigatore inglese a circumnavigare il globo, autore di un'impresa impensabile a quei tempi. Un uomo che ha giustiziato senza processo chi aveva osato fargli qualche appunto sul suo modo di navigare e comandare la ciurma. Oggi considerato un uomo straordinario, tant'è vero che è l'eroe nazionale inglese sul quale esistono delle filastrocche per bambini.
Ho parlato di persone che hanno commesso ingiustizie, talvolta atrocità non concesse alle persone comuni (quelle che Raskolnikov definisce ordinarie). Persone che la storia ci descrive come grandi condottieri, conquistatori, statisti. Prendiamo un personaggio dal mondo dell' arte: qualcuno può obiettare sulle qualità delle opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio? Credo proprio di no. Io stesso, nel mio piccolo, lo reputo il più straordinario pittore che abbiamo avuto. E chissà in quanti condividono, anche tra gli edotti in materia, il mio pensiero. Eppure Caravaggio era un folle. Autore di numerosi crimini, è stato varie volte in carcere, ha persino commesso un omicidio per futili motivi.
Ma era il Caravaggio. Perché la storia oggi sembra aver accantonato i lati oscuri di tutti questi grandi uomini? Ci sono due motivi. Il primo è che ogni epoca e ogni società ha i propri usi e costumi, ha una diversa concezione della vita e della morte.  Non possiamo paragonare i nostri valori con quelli del medioevo in Europa o con quelli dell' antico Egitto giusto per fare un esempio. Il secondo motivo è che con il passare del tempo anche la storia dimentica. Mettendo in risalto ciò che c'è di buono o spesso di eccezionale rispetto a quelli che vengono considerati (ormai col passare del tempo) peccati minori fatti in nome di qualcosa di più alto perché vogliamo convincerci che sia stato sempre così. E allora chi ci dice che tra cento, duecento o trecento anni la storia non celebri Hitler, Ciausescu, Bin Laden come grandi uomini che hanno sbagliato nel fare qualche errore di valutazione per una causa più nobile?
Ai posteri l'ardua sentenza.







4 commenti:

  1. Io credo che, nella illimitata smania di dominio umana, ci si rapporti a tutto e tutti sempre allo stesso modo, in maniera antropocentrica: siccome abbiamo una pressoché nulla comprensione di ciò che ci circonda (compresa la comprensione di noi stessi), ci poniamo al centro dell'universo; ogni azione svolta è compiuta per scopi egoistici, pone, cioè, una base di sangue e sofferenza; questo sangue e sofferenza non rimane confinata alla sfera umana, ma infetta la Terra (pianeta), e coinvolge, grazie all'enorme impatto con il quale si svolge l'umano agire, ogni aspetto, ogni oggetto, ogni elemento ed ogni forma di vita, anche e soprattutto diversa da quella umana. In definitiva, le gesta eroiche di questi umani "speciali", servono per edulcorare e manipolare la Storia, per illuderci e farci credere che siamo noi i migliori e per imbrigliarci nell'illusione della nostra supremazia e farci agire in linea col pensiero dominante; mentre le loro innumerevoli ed atroci nefandezze, costituiscono il substrato sul quale siamo maturati (la realtà della natura umana fin qui emersa), le fondamenta marce di violenza e di sofferenza e morte, sul quale è fondata la cosiddetta "Civiltà Umana", la quale non è nulla di più che un mirabolante metodo colmo di effetti speciali, per distruggere ogni cosa, ogni creatura, ogni fenomeno naturale (ridotto dall'umano concepire a mera "risorsa" da sfruttare) che ha la sfortuna di aver su di se lo sguardo umano.

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    1. Trovo che il tuo commento possa essere lo spunto per un'arguta riflessione. Sulla "civiltà umana" non basterebbe una collana di enciclopedie. Posso dire che di civile nel modo in cui abbiamo distrutto e/o modificato la natura c'è ben poco. Per usare un eufemismo. Ma alla fine tra il "progresso" umano e madre natura non credo che avrà la meglio il primo!

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    2. Sarebbe oltremodo auspicabile. Ancorché ciò accada prima che sia causa della sua (nostra) stessa estinzione.

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