lunedì 4 luglio 2016

Fra i numeri più fuorvianti  dell'economia c'è indubbiamente il famigerato pil (prodotto interno lordo). Rivedere l'idea di crescita significa anche giungere finalmente alla sostituzione del pil con altri tipi di indicatori. Come ha scritto, già negli anni Sessanta del Novecento, Kenneth Boulding "il pil è una ben miserabile misura del benessere", perché "può crescere grazie alla corsa agli armamenti o alla costruzione di dighe inutili". Il pil esprime infatti il valore complessivo di tutti i beni e servizi prodotti da un paese in un dato periodo di tempo. Il termine chiave è "complessivo". Il pil, cioè, può aumentare indipendentemente dal valore e dalla qualità delle cose che facciamo o che produciamo. è un numero che può crescere sia che si produca un film o che si faccia una guerra. Il pil non fa distinzione tra elementi negativi e positivi, e spesso evita di prendere in considerazione, in termini economici, le ricadute delle azioni che vengono compiute: "quando qualcuno inquina qualche cosa e qualcun altro depura, le spese per la depurazione fanno aumentare il pil, ma il costo dei danni arrecati dall' inquinamento non viene sottratto, il che, ovviamente, è ridicolo." Evidentemente c'è qualcosa che non va. Non è così che si determina la qualità della vita. La crescita può essere ottenuta e misurata diversamente.

Terra- Storia di un'idea
di Marco Ciardi, Editori Laterza

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