venerdì 7 ottobre 2016

Metodo buffo

Mi fa specie per non dire schifo, il becero gergo giornalistico dei nostri tempi. Il gergo che tende a semplificare tutto e tutti. Il gergo che tende a etichettare se non addirittura a marchiare le persone. Come se fossimo ai tempi dell' olio di ricino e delle purghe staliniane. Ed è così che ieri, per l' ennesima volta, ho sentito da un telegiornale (e non ricordo quale ma tanto il discorso è identico) la notizia di un accoltellamento operato da un rumeno di tot anni. Sono così i nostri giornalisti. Quando in qualche losco affare, in qualche omicidio o altra efferatezza rimane coinvolto in quanto attore della vicenda, uno straniero, non si parla mai di un uomo o di una donna. Non esiste il vecchio o il ragazzino. Non c'è l'operaio o la  dottoressa. Il criminale è sempre un:
magrebino
rumeno
serbo
albanese
egiziano
cingalese 
cinese
croato
turco
iraqeno
afgano
somalo
nigeriano
senegalese
indiano 
congolese
eritreo
peruviano
Questi sono solo alcuni che mi vengono in mente e in ordine puramente casuale ma ce ne sono a josa di altri target etnici.  I criminali italiani invece non  sono calabresi, romagnoli, siciliani, umbri, valdostani, ecc. Sono un uomo di 32 anni-un pensionato di 67 anni e così via. Non c'è (giustamente) la distinzione territoriale. Allora perché con gli stranieri non è la stessa cosa? Perché si marchia un' intera comunità per le colpe del singolo? Questo è il messaggio che passa. E i giornalisti ma molto di più i loro capi, lo sanno benissimo. Fin troppo bene.


Ps ho aperto un nuovo blog dal titolo provvisorio Sentieri dell'eresia